Una vetta tra due laghi
I
l Mottarone si alza tra il Lago Maggiore e il Lago d’Orta, con un profilo che accompagna lo sguardo già da lontano. Arrivando in cima, a 1.491 metri, il paesaggio si apre sulle acque e sulle montagne: una meta che per generazioni è stata raggiunta anche grazie a un collegamento speciale, partito da Stresa e diretto verso l’altura. Oggi la funivia non è in servizio, ma la sua storia resta intrecciata a quella del monte e del turismo sul Lago Maggiore. Per capire perché fosse così importante, conviene tornare a un’epoca in cui salire fin quassù era già parte dell’avventura. La strada, il trenino e poi le cabine hanno cambiato nel tempo il modo di avvicinarsi alla vetta; il panorama, invece, è rimasto il filo conduttore del viaggio.
Dal trenino alla funivia
P
rima delle cabine c’era un trenino. La ferrovia a cremagliera Stresa-Mottarone entrò in funzione nel 1911 e rese più agevole raggiungere la montagna partendo dal lago. Il viaggio attraversava un territorio che cambiava gradualmente: dai paesi e dai versanti abitati si saliva verso ambienti più aperti, fino alla quota della vetta. La linea cessò il servizio nel 1963; alcuni anni dopo, nel 1970, venne inaugurata la funivia Stresa-Alpino-Mottarone. Il passaggio da rotaie e cremagliera alle cabine sospese segnò una nuova fase per l’accesso alla montagna. Non era soltanto un diverso mezzo di trasporto: cambiava il modo di osservare il paesaggio, che durante la salita si distendeva sotto i passeggeri. La funivia divenne così un collegamento caratteristico tra Stresa, la località Alpino e il Mottarone.
Il collegamento e la tragedia del 2021
L
a storia della funivia è segnata dal 23 maggio 2021, giorno in cui una cabina precipitò durante la salita al Mottarone. Nell’incidente persero la vita quattordici persone; un bambino sopravvisse. La tragedia colpì profondamente il territorio e le comunità legate al monte, oltre a interrompere il collegamento tra Stresa e la vetta. Da allora la funivia è ferma e non rappresenta un’opzione per raggiungere il Mottarone. Ricordare questo passaggio richiede sobrietà: dietro la vicenda di un’infrastruttura turistica ci sono le persone coinvolte e il dolore delle loro famiglie. Per chi visita oggi la zona, è anche un motivo per guardare al paesaggio con attenzione, distinguendo la storia del luogo dalla possibilità concreta di salire con altri mezzi.
Com’è salire oggi: la strada verso la vetta
S
enza la funivia, l’accesso al Mottarone passa dalla viabilità montana. In auto si può salire da Stresa passando per Gignese e proseguire verso la sommità: un itinerario su strada che lascia alle spalle il paesaggio del lago e porta progressivamente in quota. Lungo il percorso, i centri abitati cedono spazio ai boschi e alle aperture tra gli alberi; una volta in alto, il panorama torna protagonista. Anche la strada può diventare parte della visita, con soste per osservare il territorio e cogliere come cambia l’ambiente salendo. Il Mottarone è inoltre una meta conosciuta da chi ama pedalare, ma la salita richiede un itinerario adatto alla propria preparazione. La vetta non è soltanto un punto d’arrivo: è un luogo da cui rileggere, dall’alto, la geografia dei laghi e delle montagne circostanti.
A piedi, tra sentieri e cambi di paesaggio
C
hi preferisce procedere con calma può esplorare il Mottarone a piedi, scegliendo un itinerario escursionistico della zona. La montagna offre un’esperienza diversa da quella della salita in auto: il paesaggio si scopre passo dopo passo, tra tratti boscosi, radure e scorci che si aprono man mano che si guadagna quota. Non serve immaginare un unico percorso valido per tutti: la durata e l’impegno dipendono dal punto di partenza e dall’itinerario scelto. È proprio questa varietà a rendere interessante l’esplorazione, perché consente di avvicinarsi alla vetta con ritmi diversi e di osservare da vicino il territorio. Prima di partire, è utile individuare un sentiero segnalato coerente con il tempo a disposizione e con la propria esperienza. In cammino, vale la pena voltarsi ogni tanto: i laghi e le montagne cambiano prospettiva a ogni tratto.
Una visita fatta di scorci, non solo di arrivi
R
aggiungere il Mottarone oggi significa scegliere un modo diverso di vivere la montagna rispetto al viaggio in funivia. La strada permette di avvicinarsi alla vetta con gradualità; i sentieri invitano invece a misurare la salita con il passo e a soffermarsi sui dettagli lungo il percorso. In entrambi i casi, il punto d’arrivo è solo una parte dell’esperienza. Dalla cima il territorio si ricompone in una grande mappa naturale, con i laghi in basso e le montagne a chiudere l’orizzonte. Chi arriva dal Lago Maggiore può ripensare alla storia dei collegamenti che hanno unito Stresa alla vetta; chi sceglie di camminare porta con sé anche le immagini raccolte lungo il tragitto. La funivia resta una pagina importante di questa storia, ma il Mottarone continua a raccontarsi attraverso il paesaggio e le diverse vie che salgono verso l’alto.
Post precedente
Piazza Rovereto

