Voci di paese dicono che sotto il monolito si trovano “La Pita e i Piscit d’or” cioè la leggendaria 

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Il grande sasso che divide

"Preja da scalavè" o “Prion dla val dal Sèch"


Leggenda e mistero

News del 27/02/2022

< div dir="auto">Si favoleggia poi di un favoloso tesoro che un certo Radaelli avrebbe nascosto nella sua cascina, la Radaèla, situata nei boschi a nord del paese.

Quando agli inizi del secolo scorso il Radaelli decise di vendere la sua cascina, erano in molti a credere all’esistenza del tesoro tanto che alcune famiglie del posto unirono le loro risorse per poter acquistare la proprietà. Le ricerche del tesoro nascosto iniziarono freneticamente; la cascina fu quasi rasa al suolo, il pozzo scandagliato ma del tesoro non si trovò traccia. Ancora oggi nella Radaèla sono visibili i ruderi di una cascina.
Tra le chiacchiere dei mezzomerichesi c’è anche la storia del Pipin.
Nelle campagne di Mezzomerico, verso Oleggio, c’è l’Oratorio di S. Giovanni. Si dice che la cappella sia stata affrescata da un pittore di nome Giuseppe, detto Pipino. Non era un vero e proprio pittore perché il Pipin di mestiere faceva il contadino anche se aveva la passione per la pittura. Fu così che il canonico della chiesa lo incaricò di affrescare il piccolo oratorio, dipingendo dodici santi posti a semicerchio intorno all’immagine di S. Giovanni. Per celebrare la fine del lavoro si pensò di fare una festa con tanto di cerimonia religiosa. Il giorno della festa, al mattino, presto, un gruppo di fedeli andò alla cappella per preparare l’altare. Li aspettava una sorpresa. Nottetempo alcuni buontemponi avevano scritto sul muro dipinto dal Pipin, una frase che sembra dicesse, più o meno, così: Caro Pipino, lascia il pennello e prendi il sapin, hai fatto dodici santi che sembrano dei briganti”.
Non è chiaro cosa sia stato il sapin, pensiamo un attrezzo agricolo come la zappa, così come non sappiamo se il Pipin, scoperti gli autori di tale sfregio, non li abbia rincorsi con la zappa in mano.