Ruderi medievali e torre barocca su una collina panoramica, dove leggenda e storia si fondono nel mistero della contessa Beatrice e di Frà Dolcino.
Antihe rovine sopra il monte
T
ra Prato Nuovo e Prato Vecchio, a circa 100 m dalla torre campanaria, affiorano le rovine di un antico complesso fortificato costruito con massicci ciottoli di fiume, legati con malta e disposti a spina di pesce. Di essa restano visibili i basamenti quadrangolari dei torrioni, mura di 140 cm di spessore e una cisterna circolare di oltre 3 m.
Costruita tra XI e XII secolo, la torre – alta fino a 20 m – fu simbolo di potere territoriale, parte della Signoria dei Romagnano e passata da famiglie come i Barbavara, i Visconti e lo stesso cardinale Mercurino Gattinara. Nel 1363 subì un parziale abbattimento per volere di Galeazzo Visconti contro le milizie di Alberto Sterz
Una drammatica strage
O
ltre ai fatti storici, la leggenda locale racconta di una tragica notte in cui la giovane contessa Beatrice assistette dall’alto della torre alla morte dei genitori per mano di briganti, che l’avrebbero risparmiata insieme alla torre stessa. Si narra inoltre che un intricato tesoro fosse sepolto nelle mura o nella cisterna, mai recuperato.
Prigione o rifugio?
U
n’altra figura evanescente è Frà Dolcino, l’eretico medievale citato anche da Dante: pare si sia rifugiato proprio tra queste pietre, e la torre ne porta il nome alternativo “Torre Dolcino”.


O
ggi, la torre è oggetto di apertura al pubblico durante le “Giornate FAI”: visite guidate con turni ogni 30 minuti portano alla scoperta di suggestivi feritoie, muri spessi e affreschi della chiesetta dedicata alla Natività, con dipinti del XV secolo. Il luogo è accessibile con una passeggiata di circa 10‑15 minuti da Prato Sesia, sulla collinetta che separa i due nuclei storici


